Atti del Workshop

20-04-2009 - Talenti di cura - Il modello italiano di validazione delle competenze delle Assistenti familiari.


    


Si è svolto venerdì 17 aprile a Bologna presso la sede di Legacoop, il seminario del progetto TALENTI DI CURA – Il modello italiano di validazione delle competenze delle assistenti familiari, realizzato nel quadro del Programma Europeo “Leonardo da Vinci” - trasferimento dell’innovazione.

Al seminario hanno partecipato numerosi rappresentanti delle forze sociali: organizzazioni sindacali dei lavoratori dei servizi di cura familiare e dei sindacati dei pensionati, delle associazioni dell’artigianato e della piccola impresa, rappresentanti delle istituzioni; regionali , provinciali e comunali, rappresentati di Enti di formazione e di ricerca, operatori dei Servizi e delle Agenzie per il lavoro.

Ha aperto i lavori Federico Boccaletti, Presidente del Consorzio cooperativo “Anziani e non solo” capofila della Partnership Talenti di cura, che ha ricordato come il progetto si muova in equilibrio fra le esigenze di garantire i diritti dei lavoratori della cura a veder valorizzate le proprie competenze, come sancito dalle direttive europee, e il bisogno di migliorare la qualità assistenziale degli anziani e dei soggetti non autosufficienti assistiti a domicilio e la necessità di integrare questa forma di cura nei processi di assistenza socio sanitaria sotto la governance pubblica. Quindi ha preso la parola Bruno Ragazzon consulente senior di Interfor–Sia, partner francese del progetto, che ha illustrato il dispositivo per la Valorizzazione delle competenze acquisite dall’esperienza (VAE), i risultati della sua applicazione decennale in Francia e le problematiche specifiche del suo impiego a favore dei soggetti più deboli sul mercato del lavoro, soprattutto per le difficoltà linguistiche ed espressive - tematica denominata “illetrisme”.

Licia Boccaletti, responsabile del Progetto per il Consorzio Anziani e non solo, ha illustrato la metodologia e il percorso che ha portato, a partire dal modello e dai profili di cura presenti in Francia, al loro trasferimento nel contesto italiano, tramite un’analisi approfondita delle competenze e degli indicatori di prova connessi alle funzioni richieste in Italia all’assistente familiare, comparando altresì i diversi profili regionali e verificando, tramite esperti e operatori del settore, i risultati di sintesi raggiunti.

Il modello, il percorso operativo e gli strumenti messi a punto sono stati testati, e messi a punto per una sperimentazione in contesti territoriali di tre regioni italiane. Stefano Garuti, del Consorzio Anziani e non solo. ha illustrato contenuti e risultati dell’ampia sperimentazione che ha consentito di individuare la sensibilità degli strumenti alla validazione dell’effettiva esperienza svolta di lavoro di cura, non solo in relazione al periodo di esperienza e al contesto della rete assistenziali e alle condizioni dell’assistito, ma anche in relazione a un gruppo di controllo di persone, senza specifica esperienza lavorativa (che avevano svolto solo attività di cura dei propri familiari).

Importante è stato poi il contributo di Mauro Frongia di Enfap Emilia Romagna, partner del Progetto, che ha presentato i risultati di un’analisi dei contenuti dell’esperienza lavorativa individuati nel modello, confrontati con le unità di competenza del percorso formativo di Operatore socio sanitario. I risultati di questa analisi, se acquisiti nei dispositivi regionali per la formazione, consentirebbero un “avvicinamento” per una significativa quota di ore formative equivalenti (fino a 350) alla qualifica da OSS, rendendo così il mercato del lavoro di assistenza più fluido e aperto e dando una prospettiva di sviluppo professionale anche per le assistenti familiari.

Infine Denitza Toptchiskaya di Balkanplan (Sofia) ha illustrato le prospettive di trasferimento dei modelli e strumenti messi a punto dal Progetto in Bulgaria rispetto alla situazione socio economica dei Paesi dell’Est europeo, sostenendo la qualificazione dell’attività di assistenza agli anziani in Bulgaria e, altresì, la mobilità lavorativa qualificata per il lavoro di cura che dalla Bulgaria si dirige tendenzialmente in Grecia.

Il dibattito successivo ha visto numerosi e qualificati interventi fra i quali segnaliamo quello di Cesare Bernardini del Comune di Torino, di Lalla Golfarelli della CNA dell’Emilia Romagna, di Manuela Piol dell’Associazione Donne Nissà di Bolzano, di Vittorio Manicardi dello Spi CGIL di Reggio Emilia, di Oronzo Stoppa dello SPI GCIL di Bari ,Canio Di Ruggiero dello SPI CGIL di Milano, di Ebe Quintavalla esperta di politiche assistenziali, di Luigina Leonarduzzi della Regione Friuli Venezia Giulia e di Simonetta Puglioli della Regione Emilia Romagna.

Gli interventi hanno sottolineato la positività del modello proposto, l’esigenza di uno stretto collegamento di questo con l’azione formativa accessibile e replicabile per le assistenti familiari e la “governance” pubblica delle politiche sociali, anche con l’obiettivo di superare difficoltà di inclusione sociale in ottica di genere. Si è auspicato un ruolo incisivo delle istituzioni, in primo luogo quelle Regionali, per la messa a punto di politiche coerenti e incisive.

Nelle conclusioni Federico Boccaletti ha dato appuntamento al seminario conclusivo del Progetto che si terrà il prossimo ottobre e che sarà dedicato ai temi delle politiche nel cui quadro gli strumenti proposti si inseriscono e alle azioni di diffusione del modello. Nell’ambito del prossimo seminario verrà infine presentata la versione informatizzata dell’insieme delle prove per la validazione delle competenze, fruibile in service via internet, che consentirà di migliorare ulteriormente l’accessibilità al sistema anche da parte di soggetti con difficoltà linguistiche ed espressive.